IL MARCHIO COLLETTIVO “ITALIAN QUALITY”

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IL DISEGNO DI LEGGE N° 1061 SULL’ISTITUZIONE DEL MARCHIO COLLETTIVO “ITALIAN QUALITY

legge 1061

Lo scopo di questo articolo è di illustrare il contenuto del disegno di legge n. 1061 sull’istituzione del marchio “Italian Quality” per il rilancio del commercio estero e la tutela dei prodotti italiani. Al momento della redazione del presente articolo, la proposta è in corso di esame in 10ª Commissione permanente (Industria, commercio, turismo).

Il disegno di legge in questione nasce dall’esigenza di tutelare il commercio estero italiano e prevede l’istituzione di un marchio “Italian Quality” applicabile a qualunque settore industriale, su base volontaria. Si tratta di un marchio collettivo che potrà essere utilizzato solo dalle imprese che dimostrino l’origine italiana dei propri prodotti. La ratio del disegno di legge in esame, a parere dei senatori che l’hanno proposta, appare compatibile con i più recenti orientamenti comunitari in materia, realizzando un equo contemperamento degli interessi comunitari (libera circolazione delle merci tra Stati Membri e corretta informazione dei consumatori), come affermato nel Comunicato alla Presidenza del 26 settembre 2013. La proposta di legge, che, secondo i senatori che l’hanno proposta, fa riferimento al modello tedesco di marchio collettivo volontario, e quindi al Geräte und Produktsichereitsgesetz del 2004, si compone di 7 articoli.

L’articolo 1 prevede l’istituzione del marchio collettivo “Italian Quality” corredato dal logo figurativo. Esso è inteso identificare prodotti finiti di eccellenza:

  • realizzati da professionisti, artigiani ed imprese, iscritti alle camere di commercio ed aventi domicilio fiscale sul territorio italiano,
  • che riportano la marcatura d’origine “Made in Italy” in ottemperanza al codice doganale dell’Unione di cui al Regolamento (UE) n. 952/2013,
  • che hanno subito nel territorio italiano almeno una operazione ulteriore e precedente l’ultima trasformazione e lavorazione sostanziale ai sensi dell’articolo 60 del codice doganale dell’Unione di cui al regolamento (UE) 952/2013,
  • che sono stati realizzati nel rispetto del disciplinare previsto all’articolo 2 comma 1 del disegno di legge. Quest’ultimo prevede che la proprietà del marchio in questione spetti allo Stato Italiano. Il rilascio della relativa autorizzazione all’uso è di competenza del Ministero dello Sviluppo Economico, ed avviene secondo modalità definite con apposito decreto del Ministro dello Sviluppo Economico, da adottare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della proposta di legge in esame.

L’autorizzazione all’uso del marchio “Italian Quality” è rilasciata dal Ministero dello Sviluppo Economico a società semplici, in nome collettivo e cooperative, società in accomandita semplice, società a responsabilità limitata, reti di imprese di cui all’articolo 3, comma 4-ter, del decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009, n. 33, organizzazioni di produttori di cui all’articolo 2 del decreto legislativo 27 maggio 2005, n. 102, e consorzi o società consortili, anche in forma cooperativa, costituiti da imprese, anche artigiane, facenti parte di specifiche filiere produttive.

Il Ministero dello Sviluppo Economico provvederà alla registrazione del marchio in sede comunitaria ed internazionale. Ai fini della riconoscibilità e della tutela del marchio “Italian Quality”, il Ministero dello Sviluppo Economico prevede un sistema di etichettatura adeguato a garantire l’originalità dei prodotti recanti il marchio e predispone campagne annuali di promozione del marchio sia sul territorio nazionale che sui principali mercati internazionali per il sostegno e la valorizzazione della produzione italiana e per la sensibilizzazione del pubblico ai fini della tutela del consumatore. Le imprese, le organizzazioni di produttori e i consorzi o società consortili, anche in forma cooperativa, possono altresì concertare azioni di promozione dei prodotti contrassegnati dal marchio “Italian Quality” con le Regioni, i Comuni e le Camere di Commercio.

Ai sensi dell’articolo 6 del predetto disegno di legge, il Ministero della Sviluppo Economico acquisisce notizie atte a verificare la sussistenza dei requisiti per l’utilizzo del marchio previsti all’articolo 1, segnalando eventuali ipotesi di indebito utilizzo, ai fini dei conseguenti accertamenti. Qualora controlli, notizie o accertamenti facciano emergere a carico dell’impresa interessata violazioni nell’utilizzo del marchio collettivo o il venir meno dei requisiti per l’utilizzo del medesimo, il Ministero dello Sviluppo Economico revocherà l’autorizzazione all’utilizzo.

Professionisti, artigiani ed imprese ai quali sarà stato revocato il diritto all’uso del marchio di cui all’articolo 1 non potranno presentare nuove richieste di autorizzazione all’utilizzo del marchio prima che siano decorsi tre anni dal provvedimento di revoca. Qualora la richiesta di autorizzazione riguardi lo stesso prodotto per il quale è intervenuto il provvedimento di revoca, essa non può essere presentata prima che siano decorsi cinque anni.

Qualora ne abbia notizia, il Ministero dello Sviluppo Economico segnala all’autorità giudiziaria, per le iniziative di sua competenza, i casi di contraffazione e di uso abusivo del marchio collettivo in esame. Si applicano altresì le disposizioni di cui agli articoli 144 e seguenti del codice della proprietà industriale, di cui al decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30.

Con il decreto di cui all’articolo 2, comma 1, sono altresì stabilite ulteriori sanzioni nel caso di uso fraudolento del marchio di cui all’articolo 1 ovvero false o fallaci indicazioni ai sensi dell’articolo 4, comma 49, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, e successive modificazioni.

Al momento della presentazione del disegno di legge in esame, è stato previsto che l’onere derivante dalla sua attuazione fosse pari a 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2013, 2014 e 2015.

In conclusione, il disegno di legge n. 1061, se e quando approvato, fornirà un vantaggio alle imprese che potranno fregiarsi del marchio collettivo “Italian Quality” e costituisce uno strumento per le micro, piccole e medie imprese per rilanciare i propri prodotti all’estero tutelandone la provenienza italiana.

Dott. Carmela Rotundo Zocco
Consulente in Marchi e Design
Consulente Tecnico presso il Tribunale di Milano
Mediatore di Controversie Civili e Commerciali (d.lgs n. 28/2010 e direttiva 58/2008/CE)
Membro dell’INTA Trademark Mediators Network
Esperto nelle procedure di ri-assegnazione di domini .it

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