ARTICOLO DEL PRESIDENTE CCIR V. TRANI

664

“Russia: Due pesi e due misure. Quando la matematica diventa un’opinione politica.”

Articolo del Presidente della Camera di Commercio Italo-Russa Vincenzo Trani

 

Nacque in Italia l’affermazione “l’aritmetica non è un’opinione“, spesso attribuita al politico italiano, Bernardino Grimaldi che fu Ministro delle finanze nell’Italia umbertina. Proprio durante un dibattito politico in parlamento Grimaldi la pronunciò mentre stava affrontando una delicata questione relativa all’abolizione della tassa sul macinato, promossa dall’allora Presidente del Consiglio, Agostino Depretis. Il Ministro usò questa celeberrima frase, citando il collega Mariotti, per puntualizzare in modo forte e chiaro come i numeri dimostrassero in modo inequivocabile ed oggettivo le tesi che avvaloravano la sua posizione oggetto della mozioni discussa in aula.

 

Che il mondo fosse affetto da una Russo-fobia cronica già lo sapevo da quando, per la prima volta circa 20 anni fa misi piede in Russia, la realtà che mi si era palesata davanti strideva talmente forte rispetto a tutte le leggende metropolitane o meglio baggianate che riempivano i giornali, gli uffici e i bar del tempo.

Sono passati molti anni e la situazione non è cambiata di molto, esistono ancora due pesi e due misure e i danni che la mala informazione genera sono enormi. Ora il gioco non è più screditare l’avversario sulla tecnologia o sulla potenza militare ma è sabotare con fake-news o inesattezze il suo appeal commerciale sui mercati internazionali, disorientare l’opinione pubblica trasformando un parere, che dovrebbe essere tecnico, sterile e oggettivo in una opinione politica di massa.

 

E’ di qualche ora fa  l’ennesimo articolo a firma di un giornalista del Financial Times (categoria composta da  grandi professionisti che stimo e rispetto) che fotografa la Russia sull’orlo del fallimento. Un articolo che snocciola dati, percentuali e numeri in modo disordinato per creare il sensazionalismo da finale di un talent show. Un articolo che sarebbe facilmente smentibile e smontabile se qualcuno avesse voglia di masticare qualche numero o dato finanziario invece, tutti i media italiani e non solo, come sotto l’effetto di un magico intruglio ripetono a pappagallo quanto la Russia sia brutta, sporca e cattiva sulla base di una privata personale opinione, non su inequivocabili fattori numerici.

Il Financial Times da mesi continua la sua guerra verso la Russia fatta da bit e parole, dando spazio a degli articoli che, a pensar male, sembrano pilotati da una visione politica e non supportati da una visione analitica economica adeguata. Del resto è consuetudine dei tempi moderni affidarsi a qualche blog online per diagnosticarsi le malattie, diventare fini esperti di ingegneria o fisica nucleare e i giornalisti del web fanno lo stesso. Qualche ricerca online, due interviste a qualche scontento che tocca le corde dei sentimenti, qualche percentuale, uno titolo che strilla e il gioco è fatto.

Ogni avvenimento, a breve anche meteorologico, diventa un’opportunità per raccontare non il fatto, la notizia in modo chiaro, indipendente e onesto ma una occasione per propinare la propria dottrina politica analizzando il tutto senza il minimo di competenza finanziaria o statistica.

Qualche settimana fa sempre il Financial Times, tacciò le manifestazioni di protesta di Agosto in Piazza Rossa come prova provata che la Russia sta affrontando una profonda crisi economica che porterà il paese al fallimento. Notizia che rimbalzò sui media italiani con un grande risalto mediatico, peccato che la notizia durò meno di 24 ore in quanto il giorno successivo l’agenzia di rating globale Fitch, probabilmente la più autorevole nel campo finanziario, aggiornava il rating investment grade della Russia elevandolo a “BBB” (Stesso rating dato a Italia, Portogallo e Baharain) da “BBB-“ basandosi su una profonda analisi finanziaria e non giornalistica, valutando in modo positivo gli sforzi legislativi, la politica fiscale e lo stato della tenuta dei conti pubblici della Russia.

 

Passano alcune settimane e nuovamente il giornale rosa britannico attira la mia attenzione pubblicando l’ennesimo articolo sensazionalista. Gli ingredienti sono gli stessi, un fatto di cronaca, qualche dato statistico confuso, la storia emotiva di qualche intervistato e magicamente nella Federazione Russa gli stipendi ristagnano, la gente fatica ad arrivare a fine mese e aleggia una crisi economica che travolgerà banche e imprenditori.

Stare in silenzio non aiuta, e oggi  vorrei prendere le difese non della Russia ma della statistica, perché sono un banchiere, imprenditore e Presidente della Camera di Commercio Italo-russa e ogni giorno lavoro con cifre e imprenditori che vivono la vera Russia e quindi sarò diretto, dicendo una ovvietà che al Financial Times non piace: i numeri non mentono. Mai.

 

Nell’articolo odierno il giornalista racconta una realtà che non esiste, sovvertendo i fatti in quanto dal 1999 ad oggi il salario medio di un cittadino russo è passato dai 56 dollari/mese del 1999 ai  790 dollari/mese di Giugno 2019* (dato molto simile se si valutano i salari medi delle Europeissime Malta, Grecia, Portogallo, Estonia, Rep. Ceca, Croazia e Polonia**) ed è in continua crescita nonostante le fluttuazioni che il rublo ha subito negli scorsi anni.

 

Quali sono però gli effetti di questo tipo di propaganda? Sono spaventosi, i giornali italiani avidi di roboanti titoli ripubblicano senza verificare o approfondire pensando di promuovere un libero e indipendente pensiero che invece in realtà è una macchina ad orologeria progettata a danno del tessuto imprenditoriale italiano che vuole crescere ed esportare. Queste notizie disorientano i piccoli e medi imprenditori che nella Russia e nell’export potrebbero trovare prosperità e futuro invece vengono bombardati da notizie basate su una visione politica e non da una visione oggettiva o da una conoscenza effettiva del mercato.

 

Il vero problema non sono i dati falsi, ma i dati veri che non riusciamo a capire perché, in questo secondo caso, siamo alla mercé di chi ce la racconta meglio. Non è un caso che nel nostro Paese il concetto di storytelling vada per la maggiore e  mentre il giornalista riempie la pagina di inesattezze, l’Italia e le nostre imprese indietreggiano sulla Russia e lasciano spazio ad altre imprese europee, tedesche e francesi in primis, che ne beneficiano e non si lasciano abbindolare da articoli per signore del tè delle cinque.

 

 

Vincenzo Trani
Presidente della Camera di Commercio Italo-Russa

 

 

Source:

* Elaborazione dei dati statistici http://www.rusfact.ru/node/5748
** Rapporto pubblicato da Adecco e Barceló & Associates, su dati Ine (l’istituto nazionale di statistica spagnolo) ed Eurostat.